Happy Birthday Tim Burton!

E’ uno dei miei registi preferiti. E’ geniale. E oggi compie 56 anni. E ci sono un sacco di ragioni per cui mi piace molto.

Perché è uno che è fuori da ogni possibile collocazione.

Perché è uno che se ne frega di piacere a tutti i costi al proprio pubblico, tanto da attirarsi le critiche di chi, ogni volta che esce un film, dice che è “poco burtoniano”!!  La libertà di un artista sta anche nel raccontare ciò che sente, indipendentemente da cosa si aspetta il pubblico o, ancora peggio, i produttori o le case cinematografiche.

Perché ha raccontato la pazzia dal punto di vista del pazzo e non di chi lo giudica tale perché “Ciò che per qualcuno è pazzia, per altri è realtà”.

Perché solo lui poteva stare con Helena Bonham Carter, attrice perfetta per i ruoli burtoniani, pazza abbastanza da accettare di essere trasfigurata e trasformata e che viene sistematicamente uccisa dal migliore amico di Burton, Johnny Depp. (Se non è geniale questo!)

Perché ha chiamato Johnny Depp per interpretare alcuni dei suoi personaggi migliori, quasi che i due fossero sincronizzati nello stesso strampalato ma meraviglioso modo di vedere le cose.

Perché riesce a far poesia con un bambino con i chiodi infilzati negli occhi, con una sposa cadavere che ha un verme al posto del cervello, con scheletri, cani morti riportati in vita e tutto il corollario di ciò che è classificato come “horror” solo per chi non va oltre le sue paure.

Perché ha macinato tantissimo cinema, visto di tutto, amato i film cosidetti “B-movie”, i film di Mario Bava e Federico Fellini, ha studiato i maestri dei primi effetti speciali come Ray Harryhausen creatore della tecnica di animazione definita stop motion.

Perché anche nei film meno riusciti riesce sempre a creare qualcosa di unico, come in Alice in Wonderland, film molto criticato per il troppo uso del green screen e di effetti visivi digitali. E’ stato criticato il cappellaio matto ritenuto “troppo matto” e assurdo. Il succo è racchiuso tutto in questa frase tratta dal film “Alice, non si vive per accontentare gli altri. La scelta deve essere solo tua. Perché quando andrai ad affrontare quella creatura, ci dovrai andare da sola.”.

Perché solo uno che non ama i musical è riuscito a fare un capolavoro di musical con Sweeney Todd. So che molti non sono d’accordo perché lo ritengono poco burtoniano come film. Io rispondo “chissenfrega”. Io ci vedo tutta la poetica di Burton in ogni singola sequenza. Problemi vostri se non la vedete.

Perché mi fa ridere con spiritelli porcelli disgustosi, vampiri assetati di sangue, cattivi grotteschi, personaggi improbabili.

Ci sarebbero un sacco di altri perché ma rischierei di non finire più questo post. Ne aggiungo solo uno, quello che più di tutti mi fa amare questo artista. Perché solo uno come Tim Burton poteva raccontare il suo amore per il cinema attraverso un personaggio come Ed Wood , regista di film di serie Z, dal talento inesistente, ma dal profondo e sincero amore per il cinema e il raccontare storie. Ancora un personaggio borderline, un fallito, un uomo senza qualità. Uno dei film migliori di Burton e per questo poco conosciuto. E in questa scena che vi propongo, c’è tutto l’amore di Burton per il cinema e per il lavoro di regista. La scena vede Ed Wood che incontra Orson Welles, di cui è fan. L’incontro in realtà non è mai avvenuto, ma Burton usa questo espediente, per dire una cosa importante, attraverso le parole di Orson Welles, che alla fine del dialogo improbabile dice :” L’immaginazione è quello per cui lottiamo. Perché spendere la propria vita per realizzare il sogno di qualcun altro?” .

Buon Compleanno Tim Burton!

 

 

“Sotto una buona stella” per Verdone non ha funzionato!

Io adoro Carlo Verdone! L’ho adorato per la sua capacità di creare personaggi che hanno raccontato questo paese. L’ho adorato nei suoi racconti di incontri memorabili come quelli con Sergio Leone. L’ho adorato per aver dato risalto a maschere indimenticabili come Mario Brega. Mi fa impazzire quando racconta della sua famiglia, della sua casa dove si respirava cultura ad ogni centimetro. E continuerà sempre ad essere per me uno dei più grandi narratori degli ultimi 30 anni del ‘900. Ecco perché credo che adesso sia arrivato il momento per lui di fermarsi e magari trovare la maniera di comunicare tutto questo suo immenso e prezioso bagaglio ai giovani, magari insegnando. Purtroppo questo paese non valorizza la cultura e il nostro cinema boccheggia anche perché lo spazio è poco e le nuove generazioni, per imparare, fanno prima ad andar via che aspettare una qualche occasione che raramente si presenta. Carlo Verdone rientra in quella categoria di artisti che ha dato tutto ciò che doveva e poteva e che forse non vuole o non può appendere la cinepresa al chiodo perché si troverebbe a non contare una cippa in questo paese. Dal punto di vista economico si sa che non esistono garanzie per la vecchiaia se non una vecchia legge Bacchelli per artisti indigenti, che però prevede che venga assegnato un vitalizio a persone in gravi condizioni economiche da parte del capo del governo (mi viene in mente un grande attore come Salvo Randone che solo quasi vicino alla morte riuscì ad avere il vitalizio! Dovette lavorare sino alla vigilia della sua morte e lo dovevano portare a braccia sul palcoscenico perché non riusciva a camminare! Un attore immenso! Che pena!). Se invece sei un artista che potrebbe dare ancora tanto magari insegnando ad altri il tuo mestiere, ecco che le porte sono chiuse da improbabili giochi politici nascosti dietro il fatto che con la cultura non si mangia e ci sono altre priorità. E’ chiaro che Carlo Verdone non rientra tra gli artisti indigenti, ma sicuramente c’è in lui la preoccupazione della vecchiaia, dell’essere dimenticato, del voler ancora dare ma non trovare altra strada che inforcare ancora stancamente quella cinepresa e spremere quello che ancora ne rimane. Questa è la percezione che se ne ricava guardando questo suo ultimo film, Sotto una buona stella. Non riesco a trovare nulla in questo film da salvare e lo dico a malincuore. La sceneggiatura è debolissima, la fotografia sembra fatta dal Duccio del telefilm Boris, gli attori recitano al limite del credibile e la Cortellesi anche stavolta non ha trovato qualcuno che la dirigesse come si deve per far venir fuori il suo talento. Il personaggio di Verdone è stanco, si trascina per tutto il film, non ha neanche una lontana parvenza del Verdone che conosciamo. E io dico che ci sta tutta questa cosa, è normale, sta nella natura delle cose se ad un certo punto un artista ha esaurito le cose da dire! Il problema è che continuare questo stillicidio non rende omaggio alla grandezza dell’artista stesso. Perché seppure come regista Verdone è sempre stato abbastanza lineare senza grosse pretese, la sua grandezza è sempre stata quella di saper raccontare e delineare i personaggi in maniera precisa e studiata sin nei piccoli dettagli costruendoli sul suo corpo e sulle sue corde vocali, sui suoi tic e nevrosi. E’ chiaro che nella maturità di un signore di 60 anni tutto ciò diventa  malinconia che è stata ben raccontata nel personaggio che Verdone ha interpretato ne “La Grande Bellezza” . E forse è proprio in questo che adesso  potrebbe darsi e spendersi. Comunicare e dare un contributo ai nuovi, agli altri! Io fare carte false per andare a lezione da Verdone, se non altro per le esperienze fatte sul campo da Leone in poi. Questo paese ha lasciato Monicelli nella sua solitudine salvo criticarlo e giudicarlo nella sua scelta di porre fine alla sua vita, da uomo libero quale era. Che ci si può aspettare da un paese che ha affossato Cinecittà e la sua storia, dove i vari Risi, Monicelli, De Sica, Rossellini, Fellini, sono più studiati all’estero che in patria, dove se un film italiano vince l’Oscar si deve comunque criticare e andare contro perché fa schifo a prescindere. Un paese che non ha l’umiltà di capire che dal punto di vista culturale ormai sta morendo credendosi ancora in maniera presuntuosa l’Italia del Rinascimento! Invece è solo la provincia del fallimento artistico e culturale in cui i grandi arrancano e i nuovi vanno via. Questo paese ormai non è più “Sotto una buona stella”.

Vi lascio con un cameo di Carlo Verdone tratto dal film di Francesca Archibugi “Questioni di cuore” dove interpreta se stesso in visita ad un amico scenggiatore (interpretato da Antonio Albanese) che ha avuto un infarto. Questo pezzo è strepitoso perché in due minuti si racconta il Verdone ansioso, ipocondriaco che conosce a menadito tutti i farmaci per ogni tipo di malattia visto che nella sua ansia ha sviluppato una conoscenza dettagliata di malattia, diagnosi e cura! E ciò che dice in questo spezzone è corretto dal punto di vista medico! Strepitoso! Il Verdone che adoro!