Arieccomi!!!! (Caso mai qualcuno stesse in pensiero …..)

The Mad Hatter: Have I gone mad? [Alice checks Hatter’s temperature] Alice Kingsley: I’m afraid so. You’re entirely bonkers. But I’ll tell you a secret. All the best people are.” (Tr. Cappelaio Matto: Sto diventando pazzo? Alice: Temo di si. Sei completamente pazzo. Ma ti svelerò un segreto. Tutte le persone migliori lo sono.)(Lewis Carroll – Alice in Wonderland)

Sono stata lontana e non è detto che sia del tutto tornata. Perché ci sono cose nella vita che ti rincorrono anche se tu non vuoi, o forse è solo che ad un certo punto permetti loro di raggiungerti e non puoi fare altro che fronteggiarle. Un po’ come la scena del cavaliere rosso nel film “The Fisher King” di Terry Gilliam. Ognuno ha il suo mostro che lo rincorre, che fa paura, che con il terrore che incute, toglie anche la possibilità di vivere le cose belle che accadono e alla fine se ti raggiunge non hai più la forza che credevi. O forse semplicemente ti sei dato per vinto pensando che sempre nella vita puoi farcela da solo. Se però ad un certo punto capisci che sei tu che permetti tutto questo, sei a metà strada verso quello che ad alcuni sembra un baratro senza fine, ma che invece diventa una opportunità per capire chi cazzo è quella persona che sembra così diversa da quella che credevi di essere.

La paura è una delle armi più devastanti che ci possano essere al mondo. La paura prende possesso del cervello, lo disinnesca e lo fa marciare alla sua velocità, impedendogli di reagire alle varie situazioni nel modo giusto, amplificando gli stimoli che il cervello manda al corpo, in modo da renderlo succube e morbosamente attaccato alla paura tanto da doversene cibare di continuo. E’ come un drogato, sa che quella merda che prende lo distrugge ma non può farne a meno. Il corpo va in tilt, reagendo con stimoli che normalmente sarebbero una difesa, come il dolore che ci avverte di un malessere anche piccolo, ma in questo caso questi stimoli diventano un attacco che alimenta la paura. E tu hai bisogno di qualcuno che ti dica che quegli stimoli corrispondono a malattie ben precise, magari che non esistono perché sono solo dentro il tuo cervello che ormai va per cazzi suoi, macinando a 3000 giri al minuto.

Ma arriva un momento in cui stare lì ad aspettare il prossimo giro di valzer di ansia (ecco la parolina chiave… ANSIA) rende la tua vita e quella di chi ti sta attorno una merda e pensi che sei solo tu il pirla che ha permesso tutto questo. Perché? Ci sono mille motivi e si può stare lì ad analizzarli tutti, oppure si può cercare di vivere e basta. Soprattutto ridendoci su e avendo qualcuno accanto che ti smonta pezzettino per pezzettino tutte le tue pippe! Sbagliato commiserare e commiserarsi soprattutto perché potrebbe essere utile impattarsi (Si proprio impattare, sbatterci contro con violenza!) con gente che realmente ha delle malattie, incurabili e terminali, e capire che forse tu sei una merda che ancora ti fai venire le paturnie per un mal di schiena! Crozza nell’ultima puntata del suo spettacolo ha meravigliosamente spiegato la pirlaggine che attanaglia purtroppo gran parte di questo bel mondo civile: http://www.la7.it/crozza/video/crozza-e-lansia-di-antonio-razzi-04-04-2014-129598 Sento già gli strali di chi pensa, dall’alto del suo personale groviglio ansioso, che io la faccia semplice, che stia trattando un malessere così profondo con troppo cinico e spiccio giudizio. “La fai facile tu!”. Se fosse stato facile a quest’ora stavo facendo altro che scrivere questi giudizi su me stessa. Come se fosse facile sbattere contro le proprie miserie, ancora sto cercando di riparare i danni e le ecchimosi e ancora non so se ci riuscirò del tutto. Ma ho fatto mia la frase di Jep Gambardella nel film “La Grande Bellezza” quando dice:””La più consistente scoperta che ho fatto, pochi giorni dopo aver compiuto sessantacinque anni, è che non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare …”. Infatti ho capito che le mie energie, poche e molto fragili, vanno spese bene e messe a frutto di ciò che realmente ritengo importante nella mia esistenza. Non posso permettermi di sciupare tempo e fiato per cose che alla fine tolgono tempo e fiato a chi mi sta accanto e a chi ha diritto di avermi vicino nella sua crescita. Non voglio non accorgermi che mia figlia ha un problema, perché sono troppo aggrovigliata su me stessa e le mia paturnie. Non voglio non poter più guardare in faccia mio marito perché presa da mille pensieri altrove. Ho dovuto fare delle scelte anche nel mio impegno sociale proprio per ottimizzare al massimo anche quello. Non ho mai avuto pretese di cambiare il mondo, ma ho provato a dare il mio piccolo contributo in svariati modi. Credo di aver dato in anni in cui parlare di mafia e antimafia era una roba per pochi sfigati. Io ho visto da vicino come vivono le persone che lavorano per questo stato, ben prima che fosse di moda fregiarsi di titoli come “società civile” e “impegno antimafia”. Ho visto l’angoscia dei familiari e la lontananza dei cittadini, ho vissuto le stragi, il dopostragi, i cortei, i lenzuoli ai balconi, “Le loro idee cammineranno sulle nostre gambe”, ero in mezzo alle catene umane a Palermo dopo le stragi, davanti il tribunale, ho visto insediarsi Caselli, ho visto partire i processi a Caltanissetta, ho visto Caltanissetta con l’esercito con i sacchi di sabbia stile trincea davanti ai portoni dei magistrati che si occupavano di quei processi, ho visto le scorte, gli allarmi, le minacce, ho sperato, ho visto il nulla dopo, sono andata via, sono tornata, e ho visto il peggio con due Presidenti della Regione osannati come benefattori e poi condannati per mafia. Negli ultimi anni ho cercato di dare un piccolo contributo ma mi sono resa conto che questo paese non impara mai dai propri errori, che li reitera e li perpetua e io ho perso fiducia in questo popolo. Quando si ripetono gli stessi errori significa che non c’è una reale voglia di cambiamento. Io non mi sento più a mio agio in questo paese, ma devo rimanerci per motivi contingenti al fatto che per vivere devo stare qui. Ma credo che per la mia vita e la mia salute nonché cosa più importante, per il benessere della mia famiglia, la scelta migliore sia cercare di insegnare tutto quello che so a mia figlia, cercare di farle imparare l’inglese e insegnarle che il mondo è grande, è bello, è vario, che ci sono bellissime cose da scoprire, che deve leggere quanto più può, guardare tutti i film che può e io con lei, conoscere ed essere curiosa, che non deve aver paura di guardare aldilà del suo naso, che anche se le diranno che l’Italia è il centro dell’Universo, non è così, che siamo solo una piccola parte di un mondo più complesso e variegato e soprattutto che può diventare ciò che vuole, che può essere e scegliere ciò che vuole, anche se questo significherà andar via. Qualcuno potrà obiettare che può essere una scelta egoista. Io dico che è la scelta giusta PER ME, e che ho bisogno di ritrovare cose di me stessa che rischiano di perdersi nel bailamme delle urla e schiamazzi. Io non mi sono mai sentita in guerra con nessuno, non ho mai preteso di avere verità inconfutabili o di avere idoli e guru da seguire. Ecco perché m’incazzo se l’ansia prende il controllo del mio cervello. Nessuno sinora è mai riuscito a farmi fare cose che non volevo, figurarsi se posso permetterlo all’ansia. Le cose brutte purtroppo non si possono evitare, e a fatica sto cercando di rendermi conto che ciò che conta davvero è l’intensità con cui si vive godendo e cercando ciò che ti far star bene. Come ho detto all’inizio non so se sono tornata del tutto e probabilmente il mio cavaliere rosso proverà ancora ad inseguirmi e a braccarmi ma spero di mettere in pratica quello che cantano I Cani nella loro canzone “Lexotan”: “Se dovessi avere sulla tangenziale la tachicardia, cercherò di ricordare che nonostante tutto c’è la nostra stupida impropabile felicità, la nostra affatto fotogenica felicità, la sciocca, ridicola, patetica, mediocre inadeguata…. inadeguata felicità”

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